Normativa imballaggi UE 2026 (PPWR): cosa cambia dal 12 agosto per chi vende su Etsy dall'Italia
C'è una data che sta facendo girare parecchie email allarmanti tra i venditori Etsy europei: 12 agosto 2026. Da quel giorno si applica il PPWR (Packaging and Packaging Waste Regulation, il Regolamento UE 2025/40 sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio), e i marketplace devono raccogliere dai venditori il numero di registrazione EPR, cioè la responsabilità estesa del produttore sugli imballaggi.
Ho visto preventivi da 200 euro a paese e messaggi tipo "o paghi o chiudi". Fermo. La maggior parte di quei messaggi mescola obblighi diversi, e il risultato è che la gente rischia di pagare cose che non le servono e di ignorare quelle che servono davvero. Mettiamo ordine.
Aggiornato l'11 agosto 2026, terza revisione. Rispetto alla prima versione ho corretto la parte sul rappresentante autorizzato, che era imprecisa, aggiunto la sezione su chi vende solo in Italia e riscritto il calendario delle scadenze tedesche sul testo definitivo del VerpackDG pubblicato in Gazzetta federale. Le fonti sono linkate in fondo.
In breve
• Dal 12 agosto 2026 si applica il PPWR. Non crea l'obbligo di registrazione EPR: lo rende visibile e accende i controlli dei marketplace.
• Servono tre cose distinte, e quasi tutti le confondono: la registrazione al registro pubblico del paese, il contratto con l'organismo che finanzia il riciclo, e il rappresentante autorizzato.
• Il rappresentante autorizzato serve in ogni paese diverso da quello in cui hai sede, anche se la tua sede è in Italia. Costa dai 190 ai 690 euro l'anno per paese ed è la voce più pesante di tutte.
• Esiste una proposta della Commissione europea per sospendere quell'obbligo fino al 2035, ma non è legge: il voto in commissione al Parlamento è previsto in autunno 2026 ma la data non è fissata, e il Consiglio si è sfilato a giugno.
• Se vendi solo in Italia il rappresentante non ti serve mai, ma l'adesione al CONAI sì, e costa 5,16 euro una tantum.
Cosa è cambiato il 12 agosto
Il PPWR è entrato in vigore l'11 febbraio 2025 e si applica dal 12 agosto 2026, dopo 18 mesi di transizione. È un regolamento, non una direttiva: vale uguale in tutta l'UE senza bisogno di leggi nazionali di recepimento.
Per chi vende online i punti chiave sono due. Primo: chi immette imballaggi sul mercato di un paese UE, cioè chi confeziona e spedisce pacchi ai clienti di quel paese, deve essere registrato ai fini EPR in quel paese e contribuire ai costi di raccolta e riciclo. Secondo, ed è la vera novità operativa: l'articolo 45 del regolamento impone ai marketplace come Etsy di ottenere dal venditore il numero di registrazione EPR e un'autocertificazione di conformità per ogni paese di consegna, e di fare il possibile per valutarne completezza e attendibilità. È per questo che nello Shop Manager di Etsy è comparsa una sezione dedicata proprio in queste settimane.
Attenzione però: buona parte di questi obblighi esisteva già. La Germania richiede la registrazione al registro LUCID dal 2019, formalmente anche per un solo pacco spedito a un cliente tedesco, senza alcuna soglia minima. La Francia richiede un identifiant unique (IDU) rilasciato tramite ADEME dal 2022. Il 12 agosto non crea l'obbligo dal nulla: lo estende e soprattutto accende i controlli.
Le tre cose che ti servono, e non sono la stessa cosa
Questa è la confusione che genera il 90 per cento degli errori e delle spese inutili. Per ogni paese in cui spedisci servono tre cose separate, con natura e costo diversi.
1. La registrazione al registro pubblico. È un atto amministrativo verso lo Stato, e ti dà un numero. In Germania è il registro LUCID gestito dalla ZSVR, ed è gratuito. In Francia è l'identifiant unique rilasciato da ADEME, anch'esso gratuito, ma non lo chiedi direttamente: aderisci prima all'organismo di riciclo, che poi ti fa generare il codice.
2. Il contratto con l'organismo che finanzia il riciclo. È un contratto privato con un'azienda, e si paga a peso di imballaggio. In Germania si chiama sistema duale (Lizenzero, zmart, Reclay, Landbell) e per micro volumi parte da circa 40 euro l'anno. In Francia è un eco-organismo (Citeo, Adelphe o Léko): Citeo prevede un forfait di 80 euro sotto le 10.000 unità, mentre il tariffario 2026 di Léko fissa un minimo di 95 euro con un tetto di 150 euro sotto le 20.000 unità.
3. Il rappresentante autorizzato. È il punto che quasi tutti sbagliano, me compreso nella prima versione di questo articolo. Non è "un obbligo per chi non ha sede in UE": è un obbligo per chi non ha sede in quel paese. L'articolo 45, paragrafo 3, dice che il produttore nomina con mandato scritto un rappresentante autorizzato in ciascuno Stato membro in cui rende disponibili per la prima volta imballaggi o prodotti imballati, diverso dallo Stato in cui è stabilito.
Tradotto con un esempio. Un'impresa italiana che vende in Italia non ha bisogno di alcun rappresentante. La stessa impresa che spedisce anche in Germania ne ha bisogno di uno in Germania, e se spedisce pure in Francia ne serve un altro in Francia. Non sono 27 rappresentanti: è uno per ogni paese in cui vendi davvero, escluso il tuo. Ma non esiste nessuna soglia dimensionale: vale anche per chi fa dieci ordini l'anno.
Il prezzo di mercato oggi va dai 190 ai 690 euro l'anno per paese. Ed ecco il numero che dovrebbe far arrabbiare chiunque: il riciclo vero, quello che paghi perché le tue scatole vengano raccolte, su un piccolo venditore vale 40 euro in Germania e 80 in Francia. Il costo di amministrare l'obbligo vale molte volte l'obbligo stesso.
La proposta di sospensione: cosa dice davvero
Qui va fatta una distinzione che sui social sta girando male. La Commissione europea ha presentato il 10 dicembre 2025 la proposta COM(2025) 982, dentro il pacchetto di semplificazione ambientale, per sospendere fino al 1° gennaio 2035 l'obbligo del rappresentante autorizzato per i produttori stabiliti nell'Unione europea. La motivazione ufficiale è che un'impresa europea che vende all'estero potrebbe dover nominare rappresentanti in 26 altri Stati membri, con un carico amministrativo sproporzionato.
La proposta esiste, è seria, ed è scritta esattamente per i piccoli. Ma non è legge, e i motivi sono tre.
→ Il Consiglio, il 24 giugno 2026, ha stralciato le due proposte sulla responsabilità estesa del produttore dal proprio mandato negoziale, per riserve espresse dalla maggioranza degli Stati membri.
→ In Parlamento la procedura risulta ancora in attesa della decisione di commissione. Il voto in commissione Ambiente è previsto in autunno 2026, ma la data non è ancora fissata: il fascicolo risulta tuttora in attesa della decisione di commissione.
→ Il progetto di relazione della relatrice restringe l'esonero alle sole micro e piccole imprese, cioè sotto i 50 dipendenti e i 10 milioni di fatturato, mentre la proposta originaria copriva tutti i produttori stabiliti nell'Unione.
Quindi la formulazione corretta, quella che regge a qualsiasi contestazione, è questa: c'è una proposta europea per sospendere l'obbligo del rappresentante per i produttori stabiliti nell'Unione, il Parlamento sta discutendo se limitarla alle micro e piccole imprese, e fino a quando non viene approvata vale la norma di adesso.
Nel frattempo due paesi hanno tirato dritto. La Germania ha adottato la legge di adeguamento al regolamento europeo, in vigore dal 12 agosto, e l'autorità del registro imballaggi scrive che l'esonero da questo obbligo non è possibile. La Francia ha addirittura anticipato: con la legge del 8 luglio 2026 ha introdotto l'obbligo di mandatario per tutti i produttori stabiliti fuori dal territorio francese, compresi quelli di altri Stati membri, già dal 10 luglio.
Cosa significa per te che vendi dall'Italia
Dipende da chi prepara fisicamente i tuoi pacchi. Ci sono tre casi.
Caso 1: fai print on demand con un provider che spedisce per te. Nell'EPR l'obbligato è chi rende disponibile per primo quell'imballaggio su quel mercato: se l'ordine lo evade Printful dal suo magazzino, con il suo imballaggio, il produttore dell'imballaggio è Printful. Una precisazione che conta: non è una regola scritta da qualche parte per il print on demand, è che i provider seri si sono registrati e dichiarano di coprire gli ordini che evadono loro. La tua tutela vale quanto vale quella dichiarazione, quindi salvala e conservala. Vale solo per l'imballaggio: se vendi tessili in Francia, quella filiera resta tua. Attenzione alla condizione, perché è più stretta di quanto sembri: Printful scrive che il suo numero vale solo se tutti i prodotti che spedisci in quel paese sono evasi da loro. Basta un pacco spedito da te e per quello il loro codice non copre niente.
Caso 2: situazione mista. Print on demand più qualche prodotto fatto a mano spedito da casa tua? Per la parte del provider vale il suo codice, per i pacchi che confezioni tu l'obbligato sei tu. Sei coperto a metà, e la metà scoperta ha tutti e tre gli obblighi visti sopra.
Caso 3: confezioni e spedisci tutto tu (handmade, vintage). Gli obblighi sono interamente tuoi, paese per paese. Prima che ti prenda il panico da 27 registrazioni, leggi i numeri qui sotto.
Esempio concreto: vendi stampe fatte a mano, spedisci circa 200 ordini l'anno di cui metà in Germania e Francia. Registro pubblico gratuito in entrambi i paesi, riciclo intorno ai 40 euro in Germania e agli 80 in Francia, quindi circa 120 euro l'anno. Se ci aggiungi i due rappresentanti autorizzati, con i prezzi di mercato che ho rilevato si va dai 500 ai 1.570 euro l'anno, a seconda dell'operatore. Il salto è tutto lì.
La domanda giusta a quel punto non è come mettersi in regola, ma se conviene. Se da Germania e Francia insieme fatturi mille euro l'anno, stai spendendo più di metà del ricavo lordo per restare in quei mercati, e la scelta razionale è escluderli dalle spedizioni finché i numeri non crescono. Se non sai da che parte stanno i tuoi margini, qui trovi quanto si guadagna davvero su Etsy e come si costruisce un margine che regga anche i costi di conformità.
Una precisazione che vale per tutti: "spedisco da privato" non ti esonera. L'EPR guarda chi immette imballaggi sul mercato nell'ambito di un'attività, e uno store che vende con regolarità è un'attività. Vale per gli imballaggi come per il fisco.
E se vendo solo in Italia?
Il rappresentante autorizzato non ti serve mai, perché riguarda solo i paesi diversi da quello in cui hai sede. E in Italia, a differenza di Germania e Francia, una sezione «imballaggi» del registro dei produttori non esiste: il registro nazionale dei produttori (il RENAP, istituito con il D.M. 144/2024 e operativo dal maggio 2025) copre elettronica, pile e pneumatici, e per gli imballaggi non risulta pubblicato alcun decreto che li aggiunga.
Un obbligo però c'è, esiste da vent'anni, e quasi nessuno lo conosce. Se compri scatole, buste e nastro e ci spedisci i tuoi prodotti, per il sistema italiano sei un utilizzatore, tecnicamente un acquirente-riempitore, e devi aderire al CONAI. Il consorzio è esplicito: l'esclusione prevista per gli utenti finali decade quando si acquistano imballaggi vuoti sul territorio nazionale per l'esercizio della propria attività.
La buona notizia è che il contributo lo stai già pagando. In Italia il Contributo Ambientale si paga alla prima cessione, quindi lo ha già versato il tuo fornitore quando ti ha venduto le scatole, e te l'ha fatto pagare dentro la fattura. Controlla: deve comparire in riga separata oppure con la dicitura "corrispettivo comprensivo del Contributo Ambientale CONAI già assolto". Conserva quelle fatture, sono la tua prova.
Quello che ti manca è solo l'adesione formale: 5,16 euro una tantum, entro un mese dall'inizio dell'attività, con procedura semplificata tramite associazione di categoria per chi sta sotto i 500.000 euro di ricavi. Nessuna dichiarazione periodica finché compri gli imballaggi in Italia, e nessuna esenzione legata al regime forfettario, perché è un obbligo ambientale e non fiscale. La sanzione per la mancata adesione è di 5.000 euro, il che rende difficile giustificare il risparmio di cinque.
Una trappola da conoscere: se compri scatole o polistirolo all'estero, per esempio su Amazon.de o AliExpress, diventi tu l'importatore di imballaggi vuoti e il contributo non l'ha versato nessuno. A quel punto scattano dichiarazione periodica e versamento in proprio. Su pochi pacchi sono pochi euro di tributo con tutta la burocrazia dietro: comprare gli imballaggi da fornitori italiani ti toglie l'intero adempimento.
Il mio punto di vista
Questa è l'ennesima regola che arriva addosso ai piccoli venditori con una comunicazione pessima, e capisco benissimo chi mi scrive "sto già infrangendo la normativa senza saperlo?". La risposta onesta è: in parte sì, come la stragrande maggioranza dei piccoli venditori europei, perché Germania e Francia lo richiedevano già e nessuno l'ha mai fatto rispettare sui micro volumi. Il PPWR non ti rende colpevole dal 12 agosto: rende visibile una situazione che esisteva già.
Il copione lo conosciamo. Quando nel 2022 scattò l'obbligo di verifica del registro LUCID per la Germania, la norma tedesca imponeva già ai marketplace di non consentire le offerte dei venditori non in regola, ma in pratica l'applicazione fu graduale: Etsy mise il campo nello Shop Manager, mandò avvisi, e poi limitò le vendite verso la Germania a chi non caricava il numero. È realistico aspettarsi lo stesso film, anche perché l'atto di esecuzione europeo è in ritardo di mesi. Attenzione però a un equivoco che gira parecchio: quel ritardo riguarda il formato europeo armonizzato dei registri, non la loro esistenza. I registri nazionali ci sono già in gran parte d'Europa e funzionano da anni: oltre a Germania, Francia e Spagna, per esempio in Portogallo, Polonia e Austria. Se spedisci altrove, verifica il regime di quel paese: quasi sempre qualcosa c'è.
L'ho visto succedere, negli oltre 500 store che ho analizzato, con il DDP obbligatorio per gli USA e con la fine del de minimis: ogni volta il panico iniziale era sproporzionato, e ogni volta chi ha reagito con metodo invece che di pancia ne è uscito avvantaggiato, perché i concorrenti disorganizzati si sono ritirati da soli.
Detto questo, correggo quello che avevo scritto due giorni fa, perché la precisione su questi temi conta più dell'orgoglio. Avevo scritto che il rappresentante autorizzato riguarda soprattutto chi non ha sede in UE e che per un venditore italiano probabilmente non serve. Non è così: il criterio è la sede in quel singolo paese, non nell'Unione. Chi spedisce dall'Italia verso la Germania ne ha bisogno.
Resta vero, e lo confermo, che vendere pacchetti conformità da centinaia di euro a paese senza guardare i volumi del cliente è scorretto. Ma la ragione non è che quell'obbligo non esista: è che prima di comprare qualsiasi cosa va deciso in quali paesi ha senso restare. Su molti micro venditori la risposta giusta non è registrarsi ovunque, è restringere il campo.
Cosa farei al posto tuo
In ordine, senza panico:
→ Apri le statistiche del tuo negozio e ordina i paesi UE per fatturato, non per numero di ordini. È il fatturato che dice se un mercato regge i costi di conformità.
→ Se vendi anche in Italia, sistema il CONAI: cinque euro e sedici centesimi, e controlla che il Contributo Ambientale compaia nelle fatture del tuo fornitore di imballaggi.
→ Sui paesi dove fai numeri veri, parti da Germania e Francia: registro gratuito, riciclo da poche decine di euro, e sono i due paesi con i registri già operativi.
→ Se fai print on demand, chiedi al tuo provider il codice per Germania e Francia e caricalo dove richiesto, verificando che tutti gli ordini verso quel paese passino davvero da lui.
→ Sui paesi dove fai due o tre ordini l'anno, escludili dalle spedizioni finché registrarsi non conviene. Brutale ma razionale, e si fa in due minuti dalle impostazioni.
→ Sul rappresentante autorizzato, decidi consapevolmente. È dovuto per legge da adesso, e chi ti dice il contrario sbaglia. Ma i controlli su questo specifico obbligo non sono ancora partiti e a ottobre il Parlamento vota una sospensione che, nella versione in discussione, coprirebbe praticamente tutti i piccoli venditori. Se scegli di aspettare, fallo sapendo che stai correndo un rischio, non perché qualcuno ti ha detto che non serve.
→ Segnati le scadenze ricorrenti, perché registrarsi è solo l'inizio. Qui la nuova legge tedesca è in realtà una buona notizia per i piccoli: se l'anno precedente hai immesso meno di 10 tonnellate di imballaggio — cioè praticamente tutti i venditori online — hai una sola scadenza LUCID all'anno, il 1° giugno, con tutte le quantità dell'anno prima (§ 9 comma 2 VerpackDG). Sopra le 10 tonnellate, invece, ogni comunicazione al sistema duale va replicata in LUCID senza ritardo. Le scadenze trimestrali di cui si legge in giro non sono tue: sono obblighi dei sistemi duali (§ 25). Il 15 maggio è un'altra cosa ancora, la dichiarazione di completezza, che scatta ben oltre le soglie di un piccolo venditore: 80.000 kg di vetro, 50.000 kg di carta e cartone, 30.000 kg per tutti gli altri materiali sommati.
Ultima cosa: se vendi prodotti tessili, elettrici, con batterie, mobili o giocattoli, in Francia ogni categoria è una filiera a sé, con un identificativo separato e un costo separato. L'adesione per gli imballaggi non copre nient'altro. Soglie, forfait e semplificazioni cambiano paese per paese e la materia è in piena evoluzione: verifica sempre il tuo caso specifico, se serve con il tuo commercialista.
Ti serve la versione operativa, paese per paese?
Ho raccolto tutto in una guida di 36 pagine: le tre cose che servono in ogni paese, sei profili tipo per capire in quale ricadi, le procedure di Germania, Francia, Italia e Spagna campo per campo, i costi reali con il calcolo di convenienza, e un registro Excel per tenere traccia di numeri e scadenze. Ogni pagina ha in fondo il link alla fonte ufficiale.
Le fonti ufficiali
Il testo del regolamento è sul portale del diritto UE: Regolamento (UE) 2025/40 (PPWR) su EUR-Lex (in inglese, dalla stessa pagina puoi selezionare la versione italiana). Per la Germania, il registro imballaggi ufficiale è la Zentrale Stelle Verpackungsregister (in inglese), dove si trovano anche le checklist di preparazione alla registrazione. La proposta di sospensione è la COM(2025) 982 su EUR-Lex (in inglese) e il suo stato si segue sull'osservatorio legislativo del Parlamento europeo (in inglese). Per gli obblighi già attivi su Etsy: la pagina di Etsy sull'EPR in Francia (in inglese). Per l'Italia: la pagina CONAI sui soggetti obbligati.
Domande frequenti
Se vendo solo in Italia devo fare qualcosa?
Sì, ma poco: devi aderire al CONAI, che costa 5,16 euro una tantum. Il rappresentante autorizzato non ti serve mai nel tuo paese, e in Italia non esiste un registro pubblico degli imballaggi in cui iscriversi. Il contributo sul riciclo lo stai già pagando dentro le fatture di chi ti vende le scatole.
Il rappresentante autorizzato serve anche se ho sede in Italia?
Sì, in ogni paese diverso dall'Italia in cui spedisci direttamente ai consumatori. Il criterio dell'articolo 45 non è avere sede nell'Unione europea, è avere sede in quel singolo paese. Esiste una proposta europea per sospendere questo obbligo fino al 2035, ma a oggi non è legge.
Devo registrarmi in tutti i 27 paesi UE?
No. Serve solo nei paesi in cui vendi davvero, e molti registri nazionali non sono ancora operativi perché l'atto di esecuzione europeo è in ritardo. Parti da dove hai fatturato vero, quasi sempre Germania e Francia.
Faccio print on demand con Printful: sono a posto?
Per gli ordini evasi da Printful sì, e ti forniscono il loro codice da caricare. Ma vale a una condizione precisa che loro scrivono espressamente: tutti i prodotti spediti in quel paese devono essere evasi da loro. Se spedisci anche prodotti tuoi, o usi più provider, per il resto l'obbligato sei tu.
Quanto costa mettersi in regola per un piccolo negozio?
Per Germania e Francia insieme, circa 120 euro l'anno se conti solo registro e riciclo; dai 500 ai 1.570 se aggiungi i due rappresentanti autorizzati, a seconda dell'operatore. La registrazione al registro è gratuita in entrambi i paesi: la voce pesante è sempre il rappresentante.
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Articolo di Giacomo Guerrini (Jack), consulente e formatore Etsy per venditori e creativi italiani. Oltre 84.000€ di vendite sul proprio store Etsy e 350+ venditori formati.