Normativa imballaggi UE 2026 (PPWR): cosa cambia dal 12 agosto per chi vende su Etsy dall'Italia

Normativa imballaggi UE 2026 (PPWR): cosa cambia dal 12 agosto per chi vende su Etsy dall'Italia

C'è una data che sta facendo girare parecchie email allarmanti tra i venditori Etsy europei: 12 agosto 2026. Da quel giorno si applica il PPWR (Packaging and Packaging Waste Regulation, il Regolamento UE 2025/40 sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio), e i marketplace devono raccogliere dai venditori il numero di registrazione EPR, cioè la responsabilità estesa del produttore sugli imballaggi.

Ho visto preventivi da 200 euro a paese e messaggi tipo "o paghi o chiudi". Fermo. La maggior parte di quei messaggi mescola obblighi diversi, e il risultato è che la gente rischia di pagare cose che non le servono e di ignorare quelle che servono davvero. Mettiamo ordine.

Aggiornato il 24 agosto 2026, quinta revisione. In questa revisione ho corretto la data della decisione del Consiglio sui due fascicoli EPR (è il 22 aprile, non il 24 giugno), precisato che la quota di adesione CONAI è composta da una parte fissa e una variabile, aggiunto le scadenze LUCID indicate da Printify e chiarito che la semplificazione tedesca sotto le 10 tonnellate vale solo verso LUCID. Le tariffe francesi di Citeo e Léko sono state riverificate sui barème ufficiali 2026 e sono confermate. Le fonti sono linkate in fondo.

In breve

• Dal 12 agosto 2026 si applica il PPWR. Non crea l'obbligo di registrazione EPR: lo rende visibile e accende i controlli dei marketplace.
• Servono tre cose distinte, e quasi tutti le confondono: la registrazione al registro pubblico del paese, il contratto con l'organismo che finanzia il riciclo, e il rappresentante autorizzato.
• Il rappresentante autorizzato serve in ogni paese diverso da quello in cui hai sede, anche se la tua sede è in Italia. Costa dai 190 ai 690 euro l'anno per paese ed è la voce più pesante di tutte.
• Se fai print on demand, dal 12 agosto il numero del provider non basta più: Printify e Printful chiedono ora che sia il venditore ad avere il proprio.
• Esiste una proposta della Commissione europea per sospendere l'obbligo del rappresentante fino al 2035, ma non è legge: la commissione Ambiente non ha ancora votato, la plenaria ha una data solo indicativa al 5 ottobre 2026, e il Consiglio ha lasciato le due proposte fuori dal proprio mandato negoziale.
• Se vendi solo in Italia il rappresentante non ti serve mai, ma l'adesione al CONAI sì: si paga una volta sola, 5,16 euro di quota fissa più un importo variabile legato ai ricavi.

Cosa è cambiato il 12 agosto

Il PPWR è entrato in vigore l'11 febbraio 2025 e si applica dal 12 agosto 2026, dopo 18 mesi di transizione. È un regolamento, non una direttiva: vale uguale in tutta l'UE senza bisogno di leggi nazionali di recepimento.

Per chi vende online i punti chiave sono due. Primo: chi immette imballaggi sul mercato di un paese UE, cioè chi confeziona e spedisce pacchi ai clienti di quel paese, deve essere registrato ai fini EPR in quel paese e contribuire ai costi di raccolta e riciclo. Secondo, ed è la vera novità operativa: l'articolo 45 del regolamento impone ai marketplace come Etsy di ottenere dal venditore il numero di registrazione EPR e un'autocertificazione di conformità per ogni paese di consegna, e di fare il possibile per valutarne completezza e attendibilità. È per questo che nello Shop Manager di Etsy è comparsa una sezione dedicata proprio in queste settimane. Oggi Etsy ha una pagina EPR per tre paesi: Francia, Germania e Spagna, e i numeri si caricano tutti dallo stesso percorso, in Finances → Legal and tax information → Extended Producer Responsibility (EPR) Registrations. Per l'Italia non c'è nessun campo, e più sotto spiego perché.

Attenzione però: buona parte di questi obblighi esisteva già. La Germania richiede la registrazione al registro LUCID dal 2019, formalmente anche per un solo pacco spedito a un cliente tedesco, senza alcuna soglia minima. La Francia richiede un identifiant unique (IDU) rilasciato tramite ADEME dal 2022. Il 12 agosto non crea l'obbligo dal nulla: lo estende e soprattutto accende i controlli.

Le tre cose che ti servono, e non sono la stessa cosa

Questa è la confusione che genera il 90 per cento degli errori e delle spese inutili. Per ogni paese in cui spedisci servono tre cose separate, con natura e costo diversi.

1. La registrazione al registro pubblico. È un atto amministrativo verso lo Stato, e ti dà un numero. In Germania è il registro LUCID gestito dalla ZSVR, ed è gratuito. In Francia è l'identifiant unique rilasciato da ADEME, anch'esso gratuito, ma non lo chiedi direttamente: aderisci prima all'organismo di riciclo, che poi ti fa generare il codice.

2. Il contratto con l'organismo che finanzia il riciclo. È un contratto privato con un'azienda, e si paga a peso di imballaggio. In Germania si chiama sistema duale (Lizenzero, zmart, Reclay, Landbell) e per micro volumi parte da circa 40 euro l'anno. In Francia è un eco-organismo (Citeo, Adelphe o Léko): Citeo prevede un forfait di 80 euro sotto le 10.000 unità di vendita al consumatore, mentre il barème 2026 di Léko fissa un minimo di fatturazione di 95 euro con un tetto di 150 euro per le dichiarazioni sotto le 20.000 unità.

3. Il rappresentante autorizzato. È il punto che quasi tutti sbagliano, me compreso nella prima versione di questo articolo. Non è "un obbligo per chi non ha sede in UE": è un obbligo per chi non ha sede in quel paese. L'articolo 45, paragrafo 3, dice che il produttore nomina con mandato scritto un rappresentante autorizzato in ciascuno Stato membro in cui rende disponibili per la prima volta imballaggi o prodotti imballati, diverso dallo Stato in cui è stabilito.

Tradotto con un esempio. Un'impresa italiana che vende in Italia non ha bisogno di alcun rappresentante. La stessa impresa che spedisce anche in Germania ne ha bisogno di uno in Germania, e se spedisce pure in Francia ne serve un altro in Francia. Non sono 27 rappresentanti: è uno per ogni paese in cui vendi davvero, escluso il tuo. Ma non esiste nessuna soglia dimensionale: vale anche per chi fa dieci ordini l'anno.

Il prezzo di mercato oggi va dai 190 ai 690 euro l'anno per paese. Ed ecco il numero che dovrebbe far arrabbiare chiunque: il riciclo vero, quello che paghi perché le tue scatole vengano raccolte, su un piccolo venditore vale 40 euro in Germania e 80 in Francia. Il costo di amministrare l'obbligo vale molte volte l'obbligo stesso.

La proposta di sospensione: cosa dice davvero

Qui va fatta una distinzione che sui social sta girando male. La Commissione europea ha presentato il 10 dicembre 2025 la proposta COM(2025) 982, dentro il pacchetto di semplificazione ambientale, per sospendere fino al 1° gennaio 2035 l'obbligo del rappresentante autorizzato per i produttori stabiliti nell'Unione europea. La motivazione ufficiale è che un'impresa europea che vende all'estero potrebbe dover nominare rappresentanti in 26 altri Stati membri, con un carico amministrativo sproporzionato.

La proposta esiste, è seria, ed è scritta esattamente per i piccoli. Ma non è legge, e i motivi sono tre.

→ Il Consiglio ha lasciato le due proposte sulla responsabilità estesa del produttore fuori dal proprio mandato negoziale. La presidenza aveva comunicato al Coreper, il 22 aprile 2026, che i negoziati su quei due testi sarebbero stati interrotti per le forti riserve della stragrande maggioranza degli Stati membri e in vista della revisione complessiva dei sistemi EPR attesa nell'autunno 2026 con il Circular Economy Act. A giugno il mandato è stato approvato solo sugli altri quattro fascicoli.
→ In Parlamento la commissione Ambiente non ha ancora votato e il fascicolo risulta in attesa della decisione di commissione. Si sta però muovendo: progetto di relazione depositato il 22 maggio 2026, emendamenti in commissione il 1° luglio, e una data di plenaria indicativa al 5 ottobre 2026. Indicativa vuol dire che può slittare.
→ Il progetto di relazione della relatrice restringe l'esonero alle sole micro e piccole imprese, cioè sotto i 50 dipendenti e i 10 milioni di fatturato, mentre la proposta originaria copriva tutti i produttori stabiliti nell'Unione.

Quindi la formulazione corretta, quella che regge a qualsiasi contestazione, è questa: c'è una proposta europea per sospendere l'obbligo del rappresentante per i produttori stabiliti nell'Unione, il Parlamento sta discutendo se limitarla alle micro e piccole imprese, e fino a quando non viene approvata vale la norma di adesso.

Nel frattempo due paesi hanno tirato dritto. La Germania ha adottato la legge di adeguamento al regolamento europeo, in vigore dal 12 agosto, e l'autorità del registro imballaggi scrive che l'esonero da questo obbligo non è possibile. La Francia ha addirittura anticipato: con la legge del 8 luglio 2026 ha introdotto l'obbligo di mandatario per tutti i produttori stabiliti fuori dal territorio francese, compresi quelli di altri Stati membri, già dal 10 luglio.

Cosa significa per te che vendi dall'Italia

Dipende da chi prepara fisicamente i tuoi pacchi. Ci sono tre casi.

Caso 1: fai print on demand con un provider che spedisce per te. Qui è cambiato tutto il 12 agosto. Fino all'11 agosto la prassi era semplice: il provider si registrava, dichiarava di coprire gli ordini che evadeva lui, e tu usavi il suo numero. Dal 12 agosto quella strada è chiusa su Printify e Printful, che hanno riscritto le proprie istruzioni a poche ore l'una dall'altra e ora dicono la stessa cosa: la registrazione a LUCID è un obbligo personale di ogni impresa, e non puoi più usare il numero del provider al posto del tuo, nemmeno se tutti i tuoi ordini tedeschi passano da loro. Servono LUCID tuo, contratto col sistema duale tuo e dichiarazioni tue. Le scadenze di passaggio le scrive Printify nero su bianco: se non eri mai registrato hai tempo fino al 12 settembre 2026, se lo eri già devi aggiornare la registrazione entro il 12 novembre 2026.

Due avvertenze che valgono comunque, a prescindere dal provider. La prima: non dare per scontato che il provider sia il produttore EPR solo perché stampa e spedisce, perché la qualificazione dipende dalla catena di fornitura e dal paese di destinazione, e l'eventuale copertura dichiarata vale solo per gli ordini e i paesi che quel provider dichiara espressamente di coprire. La seconda: Gelato al momento dichiara ancora la copertura, ma le sue pagine risalgono a ottobre 2025 e non sono state allineate al nuovo regime. Prima di appoggiarti a quel numero, apri la pagina EPR del tuo provider, salvala in PDF con la data e chiedi conferma scritta. E in ogni caso la copertura riguarda solo l'imballaggio: se vendi tessili in Francia, quella filiera resta tua.

Caso 2: situazione mista. Print on demand più qualche prodotto fatto a mano spedito da casa tua? Per la parte del provider vale il suo codice, per i pacchi che confezioni tu l'obbligato sei tu. Sei coperto a metà, e la metà scoperta ha tutti e tre gli obblighi visti sopra.

Caso 3: confezioni e spedisci tutto tu (handmade, vintage). Gli obblighi sono interamente tuoi, paese per paese. Prima che ti prenda il panico da 27 registrazioni, leggi i numeri qui sotto.

Una cosa in più se spedisci in Germania. Oltre alla responsabilità sul riciclo, il regolamento prevede obblighi tecnici a carico di chi è fabbricante dell'imballaggio: valutazione di conformità, documentazione tecnica, dichiarazione UE di conformità. La regola generale ti tutela, perché se compri una normale scatola di cartone non brandizzata e già completa il fabbricante è chi l'ha prodotta. Ma l'autorità tedesca scrive che l'impresa estera che spedisce direttamente al consumatore tedesco è «come minimo fabbricante e produttore» dell'imballaggio di spedizione che usa, senza condizioni sul marchio o sul tipo di scatola, e a prescindere dal fatto che abbia sede in un altro Stato UE o fuori UE. Quindi «tanto la scatola l'ha fatta il cartotecnico» è una regola giusta applicata al caso sbagliato. Se vendi volumi seri in Germania, è un punto da approfondire con un tecnico.

Esempio concreto: vendi stampe fatte a mano, spedisci circa 200 ordini l'anno di cui metà in Germania e Francia. Registro pubblico gratuito in entrambi i paesi, riciclo intorno ai 40 euro in Germania e agli 80 in Francia, quindi circa 120 euro l'anno. Se ci aggiungi i due rappresentanti autorizzati, con i prezzi di mercato che ho rilevato si va dai 500 ai 1.570 euro l'anno, a seconda dell'operatore. Il salto è tutto lì.

La domanda giusta a quel punto non è come mettersi in regola, ma se conviene. Se da Germania e Francia insieme fatturi mille euro l'anno, stai spendendo più di metà del ricavo lordo per restare in quei mercati, e la scelta razionale è escluderli dalle spedizioni finché i numeri non crescono. Se non sai da che parte stanno i tuoi margini, qui trovi quanto si guadagna davvero su Etsy e come si costruisce un margine che regga anche i costi di conformità.

Una precisazione che vale per tutti: "spedisco da privato" non ti esonera. L'EPR guarda chi immette imballaggi sul mercato nell'ambito di un'attività, e uno store che vende con regolarità è un'attività. Vale per gli imballaggi come per il fisco.

E se vendo solo in Italia?

Il rappresentante autorizzato non ti serve mai, perché riguarda solo i paesi diversi da quello in cui hai sede. E in Italia, a differenza di Germania e Francia, una sezione «imballaggi» del registro dei produttori non esiste: il registro nazionale dei produttori (il RENAP, istituito con il D.M. 144/2024 e operativo dal maggio 2025) copre elettronica, pile e pneumatici, e per gli imballaggi non risulta pubblicato alcun decreto che li aggiunga.

Un obbligo però c'è, esiste da vent'anni, e quasi nessuno lo conosce. Se compri scatole, buste e nastro e ci spedisci i tuoi prodotti, per il sistema italiano sei un utilizzatore, tecnicamente un acquirente-riempitore, e devi aderire al CONAI. Il consorzio è esplicito: l'esclusione prevista per gli utenti finali decade quando si acquistano imballaggi vuoti sul territorio nazionale per l'esercizio della propria attività.

La buona notizia è che il contributo lo stai già pagando. In Italia il Contributo Ambientale si paga alla prima cessione, quindi lo ha già versato il tuo fornitore quando ti ha venduto le scatole, e te l'ha fatto pagare dentro la fattura. Controlla: deve comparire in riga separata oppure con la dicitura "corrispettivo comprensivo del Contributo Ambientale CONAI già assolto". Conserva quelle fatture, sono la tua prova.

Quello che ti manca è solo l'adesione formale. Si versa una volta sola e la quota è composta da un importo fisso di 5,16 euro più un importo variabile legato ai ricavi. Va fatta entro un mese dall'inizio dell'attività, con ammissione semplificata tramite associazione di categoria per chi sta sotto i 500.000 euro di ricavi. Nessuna dichiarazione periodica finché compri gli imballaggi in Italia, e nessuna esenzione legata al regime forfettario, perché è un obbligo ambientale e non fiscale. La sanzione per la mancata adesione è di 5.000 euro, il che rende difficile giustificare il risparmio.

Una trappola da conoscere: se compri scatole o polistirolo all'estero, per esempio su Amazon.de o AliExpress, diventi tu l'importatore di imballaggi vuoti ai fini CONAI e il contributo non l'ha versato nessuno. A quel punto scattano dichiarazione periodica e versamento in proprio. Su pochi pacchi sono pochi euro di tributo con tutta la burocrazia dietro: comprare gli imballaggi da fornitori italiani ti toglie l'intero adempimento.

Il mio punto di vista

Questa è l'ennesima regola che arriva addosso ai piccoli venditori con una comunicazione pessima, e capisco benissimo chi mi scrive "sto già infrangendo la normativa senza saperlo?". La risposta onesta è: in parte sì, come la stragrande maggioranza dei piccoli venditori europei, perché Germania e Francia lo richiedevano già e nessuno l'ha mai fatto rispettare sui micro volumi. Il PPWR non ti rende colpevole dal 12 agosto: rende visibile una situazione che esisteva già.

Il copione lo conosciamo. Quando nel 2022 scattò l'obbligo di verifica del registro LUCID per la Germania, la norma tedesca imponeva già ai marketplace di non consentire le offerte dei venditori non in regola, ma in pratica l'applicazione fu graduale: Etsy mise il campo nello Shop Manager, mandò avvisi, e poi limitò le vendite verso la Germania a chi non caricava il numero. È realistico aspettarsi lo stesso film, anche perché l'atto di esecuzione europeo è in ritardo di mesi. Attenzione però a un equivoco che gira parecchio: quel ritardo riguarda il formato europeo armonizzato dei registri, non la loro esistenza. I registri nazionali ci sono già in gran parte d'Europa e funzionano da anni: oltre a Germania, Francia e Spagna, per esempio in Portogallo, Polonia e Austria. Se spedisci altrove, verifica il regime di quel paese: quasi sempre qualcosa c'è.

L'ho visto succedere, negli oltre 500 store che ho analizzato, con il DDP obbligatorio per gli USA e con la fine del de minimis: ogni volta il panico iniziale era sproporzionato, e ogni volta chi ha reagito con metodo invece che di pancia ne è uscito avvantaggiato, perché i concorrenti disorganizzati si sono ritirati da soli.

Detto questo, correggo quello che avevo scritto nella prima versione, perché la precisione su questi temi conta più dell'orgoglio. Avevo scritto che il rappresentante autorizzato riguarda soprattutto chi non ha sede in UE e che per un venditore italiano probabilmente non serve. Non è così: il criterio è la sede in quel singolo paese, non nell'Unione. Chi spedisce dall'Italia verso la Germania ne ha bisogno.

Resta vero, e lo confermo, che vendere pacchetti conformità da centinaia di euro a paese senza guardare i volumi del cliente è scorretto. Ma la ragione non è che quell'obbligo non esista: è che prima di comprare qualsiasi cosa va deciso in quali paesi ha senso restare. Su molti micro venditori la risposta giusta non è registrarsi ovunque, è restringere il campo.

Cosa farei al posto tuo

In ordine, senza panico:

→ Apri le statistiche del tuo negozio e ordina i paesi UE per fatturato, non per numero di ordini. È il fatturato che dice se un mercato regge i costi di conformità.
→ Se vendi anche in Italia, sistema il CONAI: quota fissa di cinque euro e sedici centesimi più una parte variabile legata ai ricavi, e controlla che il Contributo Ambientale compaia nelle fatture del tuo fornitore di imballaggi.
→ Sui paesi dove fai numeri veri, parti da Germania e Francia: registro gratuito, riciclo da poche decine di euro, e sono i due paesi con i registri già operativi.
→ Se fai print on demand, non partire dal codice del provider: apri oggi la sua pagina EPR e leggi cosa dice adesso. Su Printify e Printful serve il tuo numero, quindi il percorso è lo stesso di chi spedisce da sé: registrazione e contratto di riciclo intestati a te.
→ Sui paesi dove fai due o tre ordini l'anno, escludili dalle spedizioni finché registrarsi non conviene. Brutale ma razionale, e si fa in due minuti dalle impostazioni.
→ Sul rappresentante autorizzato, decidi consapevolmente. È dovuto per legge da adesso, e chi ti dice il contrario sbaglia. Ma i controlli su questo specifico obbligo non sono ancora partiti, e in Parlamento è in discussione una sospensione che, nella versione proposta dalla relatrice, coprirebbe praticamente tutti i piccoli venditori. La plenaria ha però solo una data indicativa, il 5 ottobre 2026, e il Consiglio ha tenuto quei due fascicoli fuori dal proprio mandato. Se scegli di aspettare, fallo sapendo che stai correndo un rischio, non perché qualcuno ti ha detto che non serve.
→ Segnati le scadenze ricorrenti, perché registrarsi è solo l'inizio. Qui la nuova legge tedesca è in realtà una buona notizia per i piccoli: se l'anno precedente hai immesso meno di 10 tonnellate di imballaggio, cioè praticamente tutti i venditori online, hai una sola scadenza LUCID all'anno, il 1° giugno, con tutte le quantità dell'anno prima (§ 9 comma 2 VerpackDG). Sopra le 10 tonnellate, invece, ogni comunicazione al sistema duale va replicata in LUCID senza ritardo. Le scadenze trimestrali di cui si legge in giro riguardano le comunicazioni di controllo che i sistemi duali devono fare alla ZSVR (§ 25). Attenzione però: la semplificazione sotto le 10 tonnellate vale solo verso LUCID, mentre al tuo sistema duale continui a comunicare i volumi agli intervalli previsti dal contratto di partecipazione, che possono essere mensili, trimestrali o annuali. Il 15 maggio è un'altra cosa ancora, la dichiarazione di completezza, che scatta ben oltre le soglie di un piccolo venditore: 80.000 kg di vetro, 50.000 kg di carta e cartone, 30.000 kg per tutti gli altri materiali sommati.

Ultima cosa: se vendi prodotti tessili, elettrici, con batterie, mobili o giocattoli, in Francia ogni categoria è una filiera a sé, con un identificativo separato e un costo separato. L'adesione per gli imballaggi non copre nient'altro. Soglie, forfait e semplificazioni cambiano paese per paese e la materia è in piena evoluzione: verifica sempre il tuo caso specifico, se serve con il tuo commercialista.

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Ho raccolto tutto in una guida di 41 pagine: le tre cose che servono in ogni paese, sei profili tipo per capire in quale ricadi, le procedure di Germania, Francia, Italia e Spagna campo per campo, i costi reali con il calcolo di convenienza, e un registro Excel per tenere traccia di numeri e scadenze. Ogni pagina ha in fondo il link alla fonte ufficiale.

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Le fonti ufficiali

Il testo del regolamento è sul portale del diritto UE: Regolamento (UE) 2025/40 (PPWR) su EUR-Lex (in inglese, dalla stessa pagina puoi selezionare la versione italiana). Per la Germania, il registro imballaggi ufficiale è la Zentrale Stelle Verpackungsregister (in inglese), dove si trovano anche le checklist di preparazione alla registrazione. La proposta di sospensione è la COM(2025) 982 su EUR-Lex (in inglese) e il suo stato si segue sull'osservatorio legislativo del Parlamento europeo (in inglese). Le tariffe francesi citate qui sopra sono nei barème ufficiali 2026: Citeo (in inglese) e Léko (in francese, PDF). Per gli obblighi già attivi su Etsy ci sono tre pagine di assistenza, una per paese: Francia, Germania e Spagna (in inglese). Sul print on demand fanno fede le pagine dei provider, che sono cambiate il 12 agosto: Printify e Printful. Per l'Italia: la pagina CONAI sui soggetti obbligati.

Domande frequenti

Se vendo solo in Italia devo fare qualcosa?
Sì, ma poco: devi aderire al CONAI, con una quota che si paga una volta sola, 5,16 euro fissi più un importo variabile legato ai ricavi. Il rappresentante autorizzato non ti serve mai nel tuo paese, e in Italia non esiste un registro pubblico degli imballaggi in cui iscriversi. Il contributo sul riciclo lo stai già pagando dentro le fatture di chi ti vende le scatole.

Il rappresentante autorizzato serve anche se ho sede in Italia?
Sì, in ogni paese diverso dall'Italia in cui spedisci direttamente ai consumatori. Il criterio dell'articolo 45 non è avere sede nell'Unione europea, è avere sede in quel singolo paese. Esiste una proposta europea per sospendere questo obbligo fino al 2035, ma a oggi non è legge.

Devo registrarmi in tutti i 27 paesi UE?
No. Serve solo nei paesi in cui vendi davvero. E attenzione a un equivoco diffuso: l'atto di esecuzione europeo in ritardo riguarda il formato armonizzato dei registri, non la loro esistenza, e quelli di Germania, Francia e Spagna funzionano da anni. Parti da dove hai fatturato vero.

Faccio print on demand con Printful o Printify: sono a posto?
Non più con il loro numero. Dal 12 agosto 2026 entrambi scrivono che la registrazione a LUCID è un obbligo personale e che il codice del provider non può sostituire il tuo, anche quando tutti gli ordini di quel paese li evadono loro. Ti servono registrazione, contratto col sistema duale e dichiarazioni intestati a te, con scadenza al 12 settembre 2026 se non eri mai registrato e al 12 novembre 2026 se devi aggiornare una registrazione esistente. Gelato al momento dichiara ancora la copertura, ma su pagine ferme a ottobre 2025: chiedi conferma scritta prima di contarci.

Quanto costa mettersi in regola per un piccolo negozio?
Per Germania e Francia insieme, circa 120 euro l'anno se conti solo registro e riciclo; dai 500 ai 1.570 se aggiungi i due rappresentanti autorizzati, a seconda dell'operatore. La registrazione al registro è gratuita in entrambi i paesi: la voce pesante è sempre il rappresentante.

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Articolo di Giacomo Guerrini (Jack), consulente e formatore Etsy per venditori e creativi italiani. Oltre 100.000€ di vendite sul proprio store Etsy e 350+ venditori formati.

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